lunedì 13 novembre 2017

Claudia di Palma

Claudia Di Palma, nata a Maglie nel 1985, vive e lavora a Lecce. Tra le sue esperienze più importanti si annovera la passione per il teatro. Ha collaborato con “Astragali Teatro” (2005) e “Asfalto Teatro” (2006/2012). La passione per il canto l’ha portata a seguire inizialmente lezioni private e, attualmente, le lezioni della “World Music Academy” di San Vito dei Normanni, con il maestro Fabrizio Piepoli. Ha seguito il laboratorio poetico “Trasmissione orale della poesia e uso del microfono” tenuto da Mariangela Gualtieri (2013) e, nel 2016, il “Ritiro Poetico” della casa editrice Samuele Editore. Nel 2016 ha pubblicato la sua raccolta di esordio “Altissima Miseria” (Musicaos Editore).



Sono qui a decomporre parole,
a seguire l'esempio della luce,
a fare cocci di ogni vaso,
a travasare lo sguardo
dei miei occhi. Penelope
non ricuce più la tela.
Non ci sono sarti, nemmeno tu
che ogni giorno ti devasti
in mille ombre e raggi
e mi lasci sola a contemplare
il tuo massacro splendente.



Se “Altissima miseria” (il titolo del libro dal quale è tratta questa lirica) può trarre in inganno, in quanto opera positiva in sé, per il suo profondo scavare nel “fare poesia”, è indubbio che “Sono qui a decomporre parole…” non si presenti, fin dal suo primo verso, come una poesia “positiva”.
In realtà, anche riutilizzando l’immagine mitologica di Penelope, ci racconta di come occorra distruggere per costruire, ci racconta la bellezza di ciò che è rotto, incompleto. L’autrice non ci dice perché Penelope non ricucia più la sua tela (una corrispondenza “all’esterno” dell’autodistruzione del soggetto, alla quale sembrano riferirsi i versi seguenti?), ma ci fa notare come la creazione di ciò che è bello, passi (necessariamente?) anche per un lavoro, se non di autodistruzione, quanto meno di fratture interiori.

Un lavoro che Claudia Di Palma ci descrive senza sbagliare un termine, senza “usare” nulla, in questa lirica, che non sia essenziale alla lirica stessa: trasformando con ciò il dolore, che sempre accompagna il creare, in bellezza pura.