lunedì 8 gennaio 2018

Valerio Magrelli (Roma, 10 gennaio 1957)


Nato a Roma nel 1957, frequenta l'Università la Sapienza e si laurea in Filosofia. È ordinario di letteratura francese all'Università di Pisa e Cassino. La sua passione per la poesia si manifesta nelle raccolte di versi: Ora serrata retinae (1980), Nature e venature , Esercizi di tiptologia, riunite nel volume intitolato Poesie e altre poesie (1996), Didascalie per la lettura di un giornale (1999), Disturbi del sistema binario (2006). Nel 1984 assieme all'amico poeta e pittore Gian Ruggero Manzoni cura la sezione poesia della XLI Biennale di Venezia. Dirige per le edizioni Einaudi la serie trilingue della collana "Scrittori tradotti da scrittori". È autore dell'antologia, Poeti francesi del Novecento (1991), oltre che di alcune traduzioni da Valéry, Mallarmé, Verlaine. È uno dei maggiori esperti di letteratura francese. In prosa ha pubblicato: Nel condominio di carne (2003) che gli è valso il premio Orient-Express, La vicevita. Treni e viaggi in treno (2009), Addio al calcio. Novanta racconti da un minuto (Einaudi, 2010). Tra i suoi lavori critici, lo studio Profilo del Dada (1990), e la monografia La casa del pensiero. Introduzione all'opera di Joseph Joubert (1995), Vedersi vedersi: modelli e circuiti visivi nell'opera di Paul Valéry (2002), Magica e velenosa, Roma nel racconto degli scrittori stranieri (2010). Ha ricevuto molti premi letterari, ricordiamo il Premio Antonio Feltrinelli per la poesia italiana, ricevuto dall'Accademia dei Lincei nel 2002. Collabora alle pagine culturali di “Repubblica” e scrive per numerosi quotidiani e riviste.
                           
 Dal sito www.andrealucani.it/valerio-magrelli.html :   “La poesia di Valerio Magrelli è poesia colta e rigorosa, intenta a ragionare sulle parole e sulla forza che queste sanno imprimere al linguaggio, una parola scritta che si fa luce, materia, e riesce a farci ritrovare il vigore di una lingua condivisa, necessaria per ritrovare quello sguardo comune da contrapporre al dialogo difficile di questi ultimi confusi anni.  Leggerla, anche se spesso difficile da afferrare, significava anche ritrovare la strada che ha percorso il nostro pensiero, che è impervia a tratti, ma qualche volta trova la definizione di un mistero”

Molto sottrae il sonno alla vita.
L’opera sospinta al margine del giorno
scivola lenta nel silenzio.
La mente sottratta a se stessa
si ricopre di palpebre.
E il sonno si allarga nel sonno
come un secondo corpo intollerabile.

Preferisco venire dal silenzio
per parlare. Preparare la parola
con cura, perché arrivi alla sua sponda
scivolando sommessa come una barca,
mentre la scia del pensiero
ne disegna la curva.
La scrittura è una morte serena:
il mondo diventato luminoso si allarga
e brucia per sempre un suo angolo.

Il cervello è il cuore delle immagini,
il suo orizzonte la curva
rigida dell’occipite.
E tutto ciò che vive
è nello spirito. Nel suo cerchio
silenzioso stanno il cielo,
gli uomini e se stesso.

Spesso c’è bonaccia sulla pagina.
Inutile girarla per cercare
l’angolo del vento.
Si sta fermi,
il pensiero oscilla,
si riparano le cose
che la navigazione ha guastato.

Ognuno a turno porta il genetliaco,
il giorno dove muore
la propria età. Gennaio,
il mio, la porta
delle stagioni, quando
porto la salma al valico,
alla cruna dell’anno,
cappio e strettoia, angina
che mi allontana il sangue
lasciandomi ghiacciata
a tutela del gelo.

Legalità è legittima se lega il forte,
se tutela il debole.
È il nodo che scioglie l’umano
legandone i legami.
Non c’è legalità fuori da quel legame
dove si stringe per meglio liberare.

Creature biforcate e logo-immuni
mi sorsero davanti,
invulnerabili alla verità.
Ero entrato nell’era dell’anatra-lepre,
in una età del ferro, del silenzio.

Fonti